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UTP, fenomeno in crescita: cosa sono, come si gestiscono, le opportunità

25.09.2020

UTP: cosa sono

UTP è l’acronimo nato dall’accostamento delle parole Unlikely To Pay, in italiano “improbabile che paghi”.

Quando si parla di UTP si fa dunque riferimento a crediti bancari che possono dar luogo a inadempienze probabili. Gli addetti ai lavori li chiamano “incagli”: in sostanza le banche giudicano improbabile il loro rimborso totale.

Quando un credito viene classificato come UTP il debitore non è ancora stato dichiarato insolvente.

In questo caso la banca, o l’ente che ha concesso il finanziamento, stabilisce che probabilmente il debitore incontrerà difficoltà nel rimborsare il prestito poiché ha già dimostrato ritardi nell’ onorare le scadenze.

Generalmente, si tratta di una situazione di difficoltà temporanea per cui il debitore, opportunamente supportato, potrebbe ritornare in bonis.

NPL: le differenze

Gli UTP sono meno rischiosi delle sofferenze, in gergo tecnico le NPL, alias Non Performing Loans.

Quando il debito viene classificato come NPL, infatti, il debitore viene giudicato insolvente in modo permanente. In questo caso il credito che gli è stato concesso a suo tempo diventa inesigibile.

Ciò significa che la banca ritiene di non poter più recuperare il credito e, nel caso di un prestito ipotecario, procede con il pignoramento dell’immobile; nel caso di altro tipo di prestito, può rivalersi sulla garanzia presentata dal debitore, oppure decidere di cedere il credito a terzi.

Nel caso di un credito UTP la situazione è meno grave: si individua una difficoltà nel fare fronte ai pagamenti che, auspicabilmente, può essere solo temporanea: è una situazione tipica in aziende che si trovano ad affrontare un momento di crisi di liquidità o di temporanea perdita di fatturato, o in una famiglia che ha acceso un mutuo ipotecario e che si trova improvvisamente senza una fonte di reddito da lavoro.

Come gestire un credito UTP: la cessione

PWC ha stimato che nel primo semestre del 2019  vi erano 61 miliardi di euro di crediti UTP (in trend negativo rispetto agli anni precedenti), l’82% dei quali concentrati nelle prime 10 banche italiane (Fonte Report PWC  The Italian NPL Market – giugno 2020 ).

Quest’anno le conseguenze del lock down, che ha messo in difficoltà molte aziende, rischiano di aumentarli ulteriormente e di mettere in difficoltà le banche stesse.

Nel report di PWC di giugno 2020 si legge, infatti “La recente epidemia di Coronavirus avrà sicuramente un forte impatto sul mercato UTP, rappresentando una nuova sfida per il sistema bancario italiano.”

Lo stesso report evidenzia, inoltre, che gli UTP non sono stati presi in considerazione dai provvedimenti inclusi nei recenti decreti emessi dal governo italiano, come il “Decreto Cura Italia” e il “Decreto Liquidità”, creando così un pericolo di peggioramento nei prossimi anni.

L’obiettivo della Banca Centrale Europea e della Banca d’Italia dovrebbe essere quello di evitare che queste tipologie di crediti trasformino in sofferenze, raccomandando alle Banche una strategia di gestione che prevede la cessione dei crediti UTP.

Come funziona la cessione dei crediti “a rischio”

La cessione consiste nel trasferire un credito a un terzo, un investitore, che ne acquisisce i relativi diritti e i relativi rischi. In questo modo le banche possono evitare di accollarsi troppi crediti difficili da recuperare.

La cessione di un credito UTP, non essendo un credito deteriorato, apre nuovi scenari di negoziazione, che possono esprimersi anche con condizioni più favorevoli per il debitore che, ad esempio, potrebbe avere più tempo a disposizione per restituire il debito, oppure beneficiare di condizioni più vantaggiose.

Questa è la situazione teorica. In pratica, non tutte le banche in Italia sono attrezzate per la cessione dei crediti UTP e capita che possano non essere correttamente gestiti fino a vederli divenire sofferenze.

Nuove opportunità e nuovi player

L’attuale frangente macroeconomico fortemente impattato dalla pandemia covid-19 incrementerà le posizioni di UTP e NPL che, crescendo, assumeranno sempre più importanza per i bilanci delle banche italiane.

Nei prossimi mesi/anni si prevede una forte accelerazione su due fronti: cessione di portafogli UTP da parte degli istituti di credito e conseguente nascita, con successivo consolidamento, della filiera dei servizi in grado di gestire l’intero processo. Non vi è alcuna possibilità di smentita se si afferma che il settore sia ancora agli albori della formazione. Gli investitori di matrice speculativa raccolgono capitale per l’acquisto di portafogli di rilevanti entità, costituendo il cosiddetto primo mercato. Altri soggetti con minori capacità di investimento si posizionano nel mercato secondario acquisendo portafogli già ‘lavorati’, operazioni definite in gergo tecnico “al secondo giro”.

 

I soggetti che investono in queste asset class, sono, di fatto, realtà organizzate per il recupero del credito, ma, a seconda della natura del credito, chirografo o assistito da ipoteca immobiliare, si sviluppano esigenze molto verticali e al tempo stesso estese.

Avendo come focus i crediti che abbiano sottese delle garanzie di tipo immobiliare, si evidenzia la necessità di realtà con competenze che spaziano dal Private Equity ai servizi immobiliari in senso lato. Sono, infatti, le capacità di intervento in ambito strategico-finanziario ed operativo, che permettono di pianificare azioni volte al recupero dell’incaglio.

L’era degli UTP apre il fronte alla finanza etica, tramite l’unione di forze tese a rilanciare società e persone  in temporanea difficoltà.

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